“A Nord di Marsala si trova lo ‘Stagnone’, una laguna estesa una decina di chilometri tra la terraferma e le isole minori. Al centro della laguna sorge l’Isola di Mothia, culla di antiche civiltà, con un Museo e reperti archeologici di rara bellezza.
La laguna ovviamente ha bassi fondali, poche decine di anni addietro vi navigavano solo pochissime imbarcazioni a remi o a vela, le acque erano limpidissime, la flora, in gran parte posidonia, verde e profumata.
Il mare era pescoso ed il pesce aveva un sapore eccezionale. Oggi gli impianti fognari scaricano direttamente in laguna senza alcuna depurazione, le alghe sono diventate di color marrone, l’aria è irrespirabile (quella più a Sud accanto alla città), si pesca anche con la sciabica, le barche sono diventate migliaia e con potenti motori solcano la laguna ad alta velocità, lasciando i segni del loro passaggio sui bassi fondali ove sono state depositate le uova dei pesci. E tutto questo sotto lo sguardo indifferente delle autorità.
Non si capisce chi dovrebbe intervenire, Provincia di Trapani, Comune di Marsala e Capitaneria di Porto litigano e fanno a scaricabarile”.
Ed è questo ciò che impariamo a conoscere della laguna dalla bocca di Emilio Corino, un uomo del luogo, che ama lo Stagnone come un Padre che ama il propio Figlio. Chiedo dunque quando e come inizia quello che ormai possiamo definire un terribile disastro ambientale.
Risponde: “L’inquinamento di cui parlo è la parte più a Sud della laguna, proprio attaccata alla città. Lì, alla fine degli anni ’50 hanno costruito centinaia di alloggi popolari i cui impianti fognari scaricavano in laguna. Successivamente hanno costruito un depuratore ma credo che non funzioni più o funziona male. A lungo andare l’inquinamento di cui parlo si sta estendendo al resto della laguna. Bisognerebbe bloccare gli scarichi e bonificare. Un altro problema (che è quello che interessa di più) sono gli approdi/ormeggi e la navigazione in laguna.
Tutta la zona è considerata riserva ed allora c’entra la Regione, poi, siccome le acque sono interne, per la navigazione e le attività di pesca sono di competenza della Provincia Regionale di Trapani, infine, gli ormeggi e gli approdi, essendo sul Demanio Marittimo, sono di competenza della Capitaneria di Porto.
Il Comune di Marsala dovrebbe avere competenza sugli impianti fognari. Da un paio di anni la Provincia consente la navigazione in laguna per le imbarcazioni, ma la Capitaneria non concede gli approdi,pertanto la gente è costretta a mettere la barca in acqua ed a riportarla sul carrello al rientro.
Solo un paio di Club hanno da tempo le relative autorizzazioni e stanno facendo i soldi. Conosce benissimo la storia dello Stagnone e le sue problematiche il Prof. Gioacchino Aldo Ruggieri, che scrive su www.portadoccidente.it, cura la pagina della cultura e proprio in questi giorni ha trattato per l’ennesima volta il problema Stagnone.”
E a lui mi sono rivolta per saperne di più. Ed ecco le sue parole: “Le Bocche di Altavilla nell’Isola Lunga, che ricambiavano l’acqua nello Stagnone sono ancora chiuse nonostante le promesse. Le barche che prima erano ancorate in due siti, ora sono tutte nella Salina “Genna”, inquinandola. Quindi il provvedimento che ha impedito lo stazionamento delle barche è stato inopportuno ed ha determinato un danno maggiore sia paesistico che ambientalistico. Responsabili della Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone sono Regione Siciliana e Provincia Regionale di Trapani. Ma il Comune di Marsala è inerte: infatti le nuove darsene promesse da anni non ci sono ancora. E ciò mentre altrove, Eolie, Marina di Pisa, coste calabre, Sardegna etc., si incrementano i posti barca con sistemi moderni e compatibili, sempre nel rispetto ambientale, anche di Riserve. Lo Stagnone ha le sue leggi, che pare nessuno conosca più. I
nfatti anche la pesca, in tempi non molto lontani, fu strumento di riqualificazione e di ripopolamento. Esempio la sciabica, usata dopo l’8 Settembre, favoriva il sommovimento del fondo melmoso e quindi l’arieggiamento dello stesso. Una barca Rodioto, di proprietà comunale, sorvegliava fino ad alcuni decenni addietro il corretto utilizzo del mare-laguna. In buona sostanza, senza conoscerne la storia, nessuno potrà riqualificare lo Stagnone, che non può essere né un mare senza barche né un mare violentato.
Cosa fare dunque? “Rivedere il regolamento della Riserva? Affidare a tecnici specializzati studio e progetti? Utilizzare le strutture esistenti, esempio gli immensi capannoni di Pier Luigi Nervi nell’ex Idroscalo? Concordare con le società sportive strumenti e mezzi di salvaguardia e di fruizione? Sorvegliare effettivamente senza compromessi con nessuno. La navigazione è stata concessa in deroga, dalla Provincia, ma i fruitori sono più indisciplinati di prima. La Riserva dello Stagnone è contigua alla Riserva delle Egadi. Anch’esse imbalsamate. Ma è un nostro destino?”
Ci auguriamo di no come ci auguriamo che il grido di rabbia degli abitanti del luogo abbia i suoi frutti e che l’interesse per questo luogo diventi primario da parte delle autorità competenti e degli amatori del luogo.
Nel nostro piccolo, invece, possiamo fare qualcosa?
Lilith La Guerriera