Il 24 novembre 2011 e il 12 dicembre 2011 sono due date che i siciliani non dimenticheranno facilmente.
Questi due giorni dovrebbero essere rese noti attraverso poster da collocare all’ingresso di ogni porto marittimo e scalo aereo siciliano, a perenne ricordo del fallimento della politica siciliana e non.
Il 24 dicembre 2011 è stato l’ultimo giorno di lavoro per gli operai della Fiat di Termini Imerese; il 12 dicembre 2011, ossia oggi, la soppressione dei treni che dalla Sicilia, consentivano la mobilitazione diretta verso il Nord.
È innegabile che i politici siciliani verosimilmente colpiti dalla persistente malattia chiamata ipoacusia, non si siano anzitempo resi conto dell’ingiusto danno inferto alla Sicilia.
Ma, oltre a soffrire di scarse percezione uditive, soffrono anche di strabismo cronico. Non si spiega diversamente questo modo di non risolvere i problemi endemici che attanaglia il Popolo siciliano.
Eppure, la chiusura della Fiat di Termini Imerese, così come la soppressione dei treni Etna, Trinacria e Del Sole, non erano decisioni annunciate last minute. Anzi, il contrario. Sia la Fiat che Trenitalia avevano capito che la sofferenza della classe dirigente siciliana e quella che siede nel Parlamento italiano ed europeo, era occupata in altre vicende.
In buona sostanza, l’americano Marchionne e la romana Trenitalia hanno guardato con logica di mercato, più agli interessi societari, che alle aspettative ed esigenze di crescita e sviluppo dell’intera Sicilia. Mentre gli onorevoli siciliani sedenti in Palazzo D’Orleans, Montecitorio, Palazzo Madama e Strasburgo, avevano altro a cui pensare, non certamente alle sorti di una Sicilia abbandonata a se stessa.
Ora, c’è il deputato regionale Nicola Leanza, detto Lino, che forse guarito dall’ipoacusia, invita i siciliani a bloccare le stazioni ferroviarie della Sicilia. Ma che senso ha bloccare il sistema ferroviario siciliano, già di per sé agonizzante? E dov’erano Leanza e company, quando Trenitalia egoisticamente guardava solo alle “strategie aziendali” e non già agli interessi poc’anzi enunciati? Non era il caso di emulare Vasco Errani, governatore dell’Emilia/Romagna, che è riuscito, facendo desistere Trenitalia a sopprimere dei treni nella sua Regione?
Comunque, possono chiudere la Fiat di Termini Imerese, possono sopprimere tutti i treni che vogliono, ma non riusciranno a toglierci la volontà di avere una Sicilia moderna e a passo coi tempi: non riusciranno a sopprimere l’orgoglio di noi Siciliani e quindi dobbiare dare una “scossa” ai politici.
Quell’orgoglio che alcuni politici siciliani si sono dimenticati di avere o che hanno smarrito nei meandri delle stanze dei poteri.
E si sono anche dimenticati che a causa della soppressione dei treni, ben 82 lavoratori siciliani verranno licenziati in seguito a questa scellerata decisione.
Signori politici, nessuno escluso, noi siciliani abbiamo perso tre treni ma voi avete perso molto, molto di più: stima e fiducia!
Rufus
Non possiamo più aspettare che il governo centrale di questa povera Italietta si ricordi di noi in Sicilia, questo non è vivere, al massimo è esistere… come i microbi. Ecco come pensano a noi siciliani.
Il federalismo fiscale potrebbe finanziare la regionalizzazione delle ferrovie (e tante altre cose) e lo Statuto speciale lo permette. La Sicilia può fare da sola ed è meglio così. Mai più briciole, mai più elemosine.