Quando l’informazione diventa omertà

Scritto da: Salvatore Giambelluca

Quand’ero piccolo chiesi a mio padre il significato della parole “omertà“. Erano i tempi delle stragi, primi anni 90′, quando in televisione sentivi il nome della tua città subito dopo la parola “mafia”. Fin dai tempi delle elementari quando nasci e vivi in Sicilia c’è qualcuno che di tanto in tanto ti viene a dare lezioni sul perché e il come non essere omertosi, tra mille luoghi comuni.

Ricordo che alle medie un giorno venne un signore con la giacca e la cravatta che ci fece una lezione sulla mafia, sull’etimologia della parola e su quanto l’omertà incidesse su di essa. Una di quelle cose per “educare i ragazzi” ad un futuro migliore. Si alternavano loro e i tipi che parlavano del perché non bisogna fumare. E chi se li dimentica. Crescendo ho cominciato a farmi un’idea sulla parola omertà e perché in Sicilia e non solo si predilige il detto: «fatti i fatti tua e campi cent’anni.» Sempre crescendo a fare compagnia alle mie giornate c’è una passione: l’informazione.

Fin da ragazzino – mentre chiedevo a mio padre cosa significasse il termine omertà – desideravo da grande fare quel mestiere lì, quello di informare il prossimo, ovvero il giornalista. Sempre in Sicilia ci stanno tantissimi esempi di giornalisti diventati veri e propri eroi per aver fatto bene il proprio mestiere, rischiando la vita pur di informare le persone, l’Italia e il Mondo che la loro terra era in difficoltà.

In questi giorni la mia terra vive momenti difficili, certo non paragonabili ai corpi senza vita ritrovati per le strade della città, ma di sicuro rilevanti da meritare l’informazione generale da parte dei media tradizionali: giornali e televisioni.

Può essere mai? mi chiedo con la faccia di uno che non vuole crederci. A Palermo come a Catania e in altre grandi e piccole città manca la benzina, scarseggiano i viveri, negozi che rimangono chiusi, e a parte qualche servizio a fine telegiornale di trenta secondi quasi nessuno ne parla? Può essere, si.

Quando incontro qualcuno che mi chiede: «ma perché manca la benzina? perché scioperano? e soprattutto, chi sciopera?» capisco che la colpa può soltanto essere dell’informazione, dei giornalisti, ma soprattutto di quella televisione che alcuni si azzardano a chiamare “servizio pubblico“. Sì, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di chiamarla così. Eccola qui l’informazione che diventa omertà, fatta da direttori e giornalisti, mentre in silenzio volta le spalle a migliaia di persone che lottano tutti i giorni contro i disagi di un’amministrazione inesistente.

Salvatore Giambelluca

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7 risposte a “Quando l’informazione diventa omertà”

  1. Luana scrive:

    ti do pienamente ragione , neanch’io nonostante come te sia cresciuta negli anni 90 , non conoscevo se non per sentito dire cosa fosse la mafia, e quell’altra parola , omertà, di cui tu parli, ma in realtà credo che anche se piccoli la parola omertà ne avevo capito implicitamente il significato, perchè l’omertà la percepivo, quando io facevo domande ai grandi sulla mafia o sulle loro vittime e loro prontamente cambiavano discorso, l’omertà uccide la nostra coscienza, non ci fa vedere le cose, perchè abbiamo paura, di guardarle con gli occhi di un bambino. Forza Sicilia, e forza italiani apriamo gli occhi su qst mondo….

  2. M. Stella scrive:

    Fiera di essere siciliana!

  3. palmina carpenzano scrive:

    buongiorno, se così si può dire, di un giorno in cui la speranza lascia il posto alla delusione!
    stamattina alzatami di buonumore, accendo la tv per ascoltare le notizie del giorno. ascolto come ogni mattina il tg5 e quando si arriva alla notizia dello sciopero dei siciliani, contenta, penso, oggi approfondiranno la notizia. ebbene si! la notizia l’hanno approfondita per sottolineare che tra i protestanti si insinuano gruppi mafiosi, addirittura che sono state fotografate persone che sono esponenti di gruppi di cosa nostra.
    un duro colpo! un’offesa a tutti quei poveri contadini, pescatori, camionisti e lavoratori che con grande forza, speranza, cercano di riprendersi, pacificamente, quello che gli è stato tolto, la dignità. dove per dignità si intende un lavoro onesto che ti permetta di portare avanti e mantenere la famiglia.
    se tutte le altre categorie italiane sono rappresentate dai media come persone oneste portate all’esasperazione che scioperano per rivendicare i propri diritti, noi siciliani siamo, purtroppo, cittadini di serie b etichettati come mafiosi.

  4. [...] scritto un pezzo per Social Sicilia sul silenzio di questi [...]

  5. Felice che vi sia piaciuto il post. Purtroppo il silenzio di questi giorni fa male a molti, soprattutto alla nostra terra. Anche se l’informazione non dovrebbe avere appartenenza, dovrebbe essere uguale per ogni città, regione ed etnia. Credo che con la coesione di tutti oggi possiamo farne a meno, possiamo alzare la voce grazie ai social network, ribadendo il nostro disappunto, ribadendo che da queste parti non ci sono soltanto disonesti mafiosi, ma gente per bene che paga le tasse e lavora onestamente.

    • Franca Maria Bruina scrive:

      Condivido in pieno quanto dichiarato!!! La voluta mancata informazione è assolutamente GRAVE e INGIUSTIFICABILE ed assume le sembianze di una mossa politica volta a mettere il BAVAGLIO all’intera popolazione siciliana…la dimostrazione più PALESE di ciò che “conta” per il resto del cosiddetto “BelPaese” …..

  6. BARBARA scrive:

    E POI CI CHIEDONO DI PAGARE IL CANONE, MA SE NON CI DANNO NEANCHE L’INFORMAZIONE….. CHE è DOVUTA!!! CI RITENIAMO UN PAESE CIVILE MA CI FACCIMO CHIUDERE LA BOCCA COSì. ABBIAMO DIRITTO AD ESSERE ASCOLTATI IN TUTTO IL PAESE E SE NON CI DANNO VOCE FACCIAMOCI SENTIRE OLTRE ALPI

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