Caffè e scontrino

Scritto da: Poveri Mabelli

Ipotetica conversazione tra un finanziere in borghese e un commerciante.

- “Scusi, lo scontrino?”.

Una faccia trasecolata sgrana gli occhi come se un alieno fosse appena atterrato a Palermo – perché se sei un alieno ma in città già da una settimana, non fai questa stupida domanda – risponde:

- “Sco’ che?”.
- “Una ricevuta, una traccia del mio acquisto. Quel foglietto bianco rettangolare che esce dal registratore di cassa.”.
- “Registratore di che?”.
- Quell’affare che ha sotto gli occhi, quello che sembra una macchina da scrivere, ma con i numeri, una specie di grande calcolatrice. Funziona così, io acquisto, la pago, lei batte i tasti, si apre la cassa, mi da il resto e lo scontrino uscito automaticamente quando compie l’operazione.”.
- “Operazione che? Ma se sono sano come un pesce!”. Mentre risponde si tocca.
- “Sì, vabe’, scusi ma parlavo del registratore, non della sua salute.”.
- “Ma lei che vuole da me?”.
- “Lo scontrino.”.
- “Aaah, ho capito, ‘scontino’, vuole un piccolo sconto. Ma ha preso solo un caffè, mi sembra esagerato.”.
- “No scusi adesso mi fa arrabbiare, ma lei di solito come usa questa scatola con i numeri qui sotto?”.
- “Ah, certo! Ci gioca mia figlia di sei anni. Io le dico un numero, lei preme un tasto e se ha indovinato scatta un cassetto, dentro ci sono i cioccolatini che a lei piacciono tanto.”.
- “Ma scusi i soldi dove li tiene?”.
- “Soldi che?”.
- “I soldi. Quegli altri fogli di diverse dimensioni e colori che servono per acquistare merce.
- “No guardi, non ne ho mai visti.”.
- “Scusi, allora io adesso ho preso il mio caffè e quindi me ne posso andare così? Non le devo nulla?”.
- “Certo, mi deve un caffè. La prossima volta che c’incontriamo lei me l’offrirà.”.
- “E se prendevo una torta?”.
- “Mi doveva una torta.”.
- “E scusi allora se insisto, ma i soldi che le ho dato prima?”.
- “Mi ha dato soldi?”.
- “Certo, è iniziato tutto così. Io le ho dato un euro e lei mi ha restituito venti centesimi.”.
- “E basta?”.
- “Sì, basta.”.
- “No si sbaglia, le ho anche sorriso.”.
- “Ah, sì… Comunque, dicevo che subito dopo le ho chiesto, ‘Scusi lo scontrino?’”.
- “Ah, già ricordo, ha ragione. Mi ha dato una moneta rotonda con scritto 1 euro sopra. Beh, pensavo fosse un regalo, di fatti le ho subito donato anch’io un’altra moneta in cambio, tonda anche questa, con scritto 20 centesimi. Ci siamo scambiati i regali diciamo. Come fosse Natale.”.
- “Natale è passato. Quelli erano soldi!”.
- “Dice? Va bene, può essere che mi abbia pagato. È vero. Ma sicuramente non il caffè.”.
- “Ah no? E allora cosa?”.
- “Il tempo. Quello era il prezzo del tempo in cui mi ha rotto le palle con tutte le sue domande.”.
- “Ah sì? Allora facciamo che ha ragione lei, io le ho dato dei soldi in cambio del suo tempo, quindi in cambio di un servizio. Lo scontrino adesso me lo fa?”.
- “Certo che no. Come lei sa, il tempo è relativo, quindi è anche relativo che venga tassato.”.
- Ma, non credo che Einstein intendesse questo. E poi relativo a che?”.
- “Casomai, relativo a chi! A noi. Per lei magari dovrebbe essere tassato. Se invece lo chiede a me, no!”.

Silenzio.

- “Ah già, scusi. Ha ragione lei. Forse mi sono confuso.
- Sicuramente. E comunque ha fatto una domanda di troppo, mi deve un altro euro.
- Ah. Ok. Scusi. Ecco a lei. Grazie. Arrivederci.

Il finanziere saluta ed esce dal bar.

The End

 

Bilancio 2011 della Guardia di finanza:

Provincia di Palermo: 1.920 violazioni su 7.913, con una percentuale di irregolarità del 24,95%

Città di Palermo: 679 mancate emissioni di scontrino su 1.127 controlli, oltre il 60%.
Negozi, bar e ristoranti: due su tre non danno scontrini o ricevute fiscali.

Percentuale di irregolarità città di Palermo.
Ristoranti e Pizzerie: 83,6%
Parrucchieri, Barbieri, Estetisti: 71,4%
Market e Botteghe, Supermercati compresi: 70%
Bar e Pub: 45,1%
Commercio al dettaglio: 57%

Ogni riferimento a cose, persone o fatti – avvenuti magari nei pressi del palazzo di giustizia l’altra mattina durante il blitz anti evasione – è puramente casuale…

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